il pitecantropo

Ecco cosa succede a perdere il treno dell'evoluzione

Nascite


-Marì ho visto bene. Mi pare che non c’è nessuno.
-Ti pare, Giusè. A te ti pare sempre. Mai che…ahiaaaaaa!
-Marì! Statti calma, Marì. Mò ce ne andiamo lì dentro. Piano piano. Ti porto io, Marì.
-Sto male Giusè. Sto perdendo tutto.
-Smettila Marì. Mò ti stendi e ti aiuto io. Andiamo.

La prende fra le braccia e comincia a camminare. Supera la carcassa di auto a cui aveva poggiato Marì, prima di andare dentro quel rudere a vedere com’era la situazione. Aveva allontanato col piede le siringhe e i resti di qualche scopata, preservativi accartocciati come pelli di serpente. Le scritte oscene sui muri non le leggerà, aveva pensato, che tanto è buio e poi la Marì manco sa leggere.

Per poco non inciampa in uno scheletro di copertone con la Marì in braccio.
-Cazzo Marì. A momenti cadevamo…Marì? Come ti senti Marì?
-Sto male Giusè. Tengo freddo. Mi tira tutto sottoooaaaahhhhhhiaaaaaa…
-Cristomarì. Aspetta ancora un momento che siamo arrivati Marì…ecco…ecco…ecco mettiti qua Marì. Statti calma. Respira.
Si leva la giacca di pelle e la mette sotto la testa di Marì.
-E’ bagnato Giusè.
-Lo so Marì. La pioggia.
-No Giusè. No la giacca. Sotto. Sto perdendo acqua. O sangue non so…

Le solleva la gonna lunga sino ai piedi. L’orlo pieno di fango le aveva sporcato le caviglie. Le mutandine sono completamente bagnate per le acque che le si sono rotte. Le contrazioni del ventre segnalano un’urgenza di cure. Per un attimo pensa di andare fuori a riempire qualcosa con l’acqua che si è accumulata nelle pozze. Ma lì ci bevono i cani, pensa.

-Tranquilla Marì. Non è sangue. Mò però ti devi ricordare quando è nata tua sorella. Io c’ho paura Marì…
-Sei il solito stronzo Giusè. Io qua forse muoio e tu tieni paura?! Io che sto facendo nascere mio figlio come una bestia, in mezzo a questa merda e tu tieni paura??
-Non ti incazzare Marì, ti prego! Mò devi spingere forte. E respirare forte. Io sò stronzo vabbene ma mò tu pensa al bambino, ti prego!

Alcune paia di occhi si fermano poco distanti, attratti dalle voci umane ma troppo impauriti per avvicinarsi oltre.

-E a me chi cazzo ci pensa Giusè??? Tu ci pensi??? Guarda dove stiamo Giusè…i cani! Caccia quei cazzo di caniiiiiii!!!!!

La bottiglia si rompe sul muro e il rumore secco è sufficiente a far fuggire le bestie che si allontanano guaendo.

-Li ho cacciati Marì!! Hai visto che te li ho cacciati via? Ti aiuto io Marì!
-Giusè, vedi che è successo sotto…

Il fagotto insanguinato giace fra le cosce calde della Marì. Appena Giusè lo prende comincia a piangere. Un pianto lungo. Lunghissimo. Come se per nove mesi avesse accumulato aria nei polmoncini solo per poter piangere.

-E’ femmina, Marì…è bella e tiene i capelli neri. Dagli un bacio Marì.
Dopo averle pulito il viso, con la placenta ancora attaccata la posa delicatamente su Marì.

Giusè esce fuori. Si ripara dietro un angolo per accendere una sigaretta. I cani sono lì fuori. Lo guardano poi si allontanano verso i campi. Riprende a piovere. Giusè muove lo sguardo verso la strada. Le auto sfregiano la notte con le loro luci e il loro rumore basso. Giusè nota il cielo più rosso sopra la città, poi prende una bottiglia di plastica, la taglia a metà, la posa per terra e aspetta che le gocce di pioggia la riempiano un poco.
-Almeno la pioggia è pulita- pensa.

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2 pensieri su “Nascite

  1. molto bello. altro non aggiungerei.

  2. ho letto qualcosa da te e proprio per questo dò un gran valore alle tue parole. passerò sicuramente a trovarti e a leggerti meglio.

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