il pitecantropo

Ecco cosa succede a perdere il treno dell'evoluzione

Anàbasi


In realtà credo che tutto sia cominciato con il panino burro e capperi che mi fece mia madre in un lontano giorno del 1978 o giù di lì.
Era una luminosa mattina e ilare come solo le mattine del 1978 potevano essere e lo scrivente frequentava con successo la classe terza elementare di una pregiatissima scuola privata.
Ad un'ora stabilita i fanciulli, sgambettando nei loro simpatici pantaloni a zampa d'elefante, tumulavano gli astucci del Dolce Remi sotto il banco di fòrmica verdina e si apprestavano a consumare ciò che il cuore di mamma aveva preparato loro. Dai dati attualmente in mio possesso, risulta che il 50.1% dei discenti cominciava a farsi di nutella (la metà di questi confluirà poi, in età adulta, nel PD), la cui morte migliore era consumarla nei celebri panini all'olio, dai cui bordi, al momento dell'addentatura, sgorgavano fiotti di crema marrone che riempiva anime e scavava carie. Il restante 49.9% cavalcava spensierato l'onda della Girella, spiraliforme concentrato di politically uncorrect ante litteram, la cui reclame prendeva decisa la parte degli indiani anticipando di qualche decennio la furbata commerciale di mr. Kostner.

Io, ancora lontano da prese di posizione così radicali, per non sbagliare cercavo di stare con la maggioranza e quella mattina alla mamma dissi:"voglio il panino a ricreazione". Così, all'ora stabilita, scartai piano il foglio che avvolgeva la mia razione lipidica convinto di trovare dentro lo stesso bendidio che vedevo sulle facce dei miei correligionari. Ma all'interno, quel lontano giorno del 1978, trovai un panino burro e capperi.
Burro e capperi.
All'inizio non capii bene di cosa si trattasse. Ricordo che separai le due metà combacianti, ben serrate a causa dell'azione cementizia del burro, e lo trovai picchettato di queste sfere violacee dall'odore acidulo che mi ispirarono a) il primo conato di vomito e b) la prima consapevolezza che non avrei mai avuto quel che tutti gli altri bambini avevano. O lo avrei avuto con diversi anni di ritardo.
Ovviamente la cosa proseguì con gli anni. Scuole medie: tutti avevano il diario di Snoopy? Io avevo quello degli Aristogatti. Superiori. Tutti avevano i Levi's a mezza tibia e le Burlington in bella vista? Io avevo i Leviss falsi come giuda e lunghi effetto fisarmonica.

Dice, e che c'entra tutto questo?

Io dico che c'entra. Perchè quest'idea di Londra, di mollare tutto e partire, così, alla cazzo, io lo sapevo che mica potevo reggerla. Perchè forse è vero che queste robe o le fai quando davvero hai vent'anni (ma pure venticinque, và) e ti prendi quello che per consuetudine generazionale è giusto che tu ti prenda, o non le fai più.
E se la tua vita è stata un continuo inseguire quello che un'educazione incline all'originalità alimentare e una serie di circostanze poco favorevoli all'autonomia socioeconomica non ti hanno concesso, allora lascia perdere, mate.
Lascia che le cose vengano così come sono.
Non cercare di raddrizzare la bilancia delle aspettative negate buttandoci su i sogni veteroadolescenziali che hai conservato nel portafogli insieme alla foto di quando avevi ancora i capelli.
Altrimenti corri il rischio di sembrare poco credibile nell'enunciazione delle tue grida di libertà dai vincoli sentimental-tradizionali che per anni hai ripetutamente combattuto con la fierezza di un pollo da cortile. Non c'è nulla di male, quindi, a riconoscere che a te, farsi due ore di metro al giorno per andare in catena di montaggio a disporre due fette di mozzarella in croce per una platea di coprofagi sudditi di sua maestà guadagnando quanto basta per pagare una stanza e poco altro, è una cosa che non ti riempie nè tasche nè anima. Che per un sociofobico come te passeggiare nel formicaio di Oxford street è rilassante come sorpassare un tir in galleria con le luci spente.
O molto più semplicemente che forse ti stai facendo grande e le energie per tutto questo non ce le hai più.

E allora, in una gelida notte dicembrina, nella topaia che ti ha accolto per due mesi, mangiando una galletta con burro e capperi,  compri il primo volo utile per tornare giù; e di fronte al pensiero che dovrai ancora una volta ricominciare, ti immagini la faccia che faranno tutti quando tornerai. E capita che, malgrado tutto, possa nascerti anche un sorriso.

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2 pensieri su “Anàbasi

  1. Bellissimo!

    Grazie mille per il commento, CIAO!!! :-D

  2. ciao cuoco di Londra, complimenti. 

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