il pitecantropo

Ecco cosa succede a perdere il treno dell'evoluzione

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Istantanea* ad un passo dal nulla

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*in realtà ora ho la barba, ma ho preferito ometterla per un superbo atto di circonvenzione anagrafica.

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Cazzate in arrivo

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Sociopatia di un primate

Quella no perché no.
L’altra manco, perché è andata com’è andata. E lei è andata.
Quell’altra neppure. Dice che mi ha conosciuto e poi ha scelto. L’altro.
E neanche quella. 6 in fisica. 2 in chimica. Bocciata.
Di lei non dico. Più rompicoglioni che spaccapalle. (cit. modif.)
No, neppure lei. Lontana. Tanto.

Ora.
L’inverno si appropinqua e io ho già variato la nicchia ecologica in cui rinchiudermi.
Al cinema lo stracciabiglietti ha già capito che "entro a prendere i posti" è una cazzata. Che nessun mascara è sbavato facendo perdere tempo prezioso a colei in ansia di raggiungere il suo amore in sala.
Altro episodio. Domenica faceva brutto. Ho avvertito l’impellente bisogno di entrare in possesso di un raccoglitore di etichette con il pratico led basculante in offerta da mediaworld. Un must proprio. E mentre guidavo fischiettando, indeciso se prendere quello cremisi o quello ocra, mi sono accorto con raccapriccio che non era la domenica di apertura. Altre auto giravano attorno allo scatolone in cemento e vetro come scarafaggi davanti a una scatola di cioccolata rancida. Mi sono fatto schifo da solo e son tornato a casa pensando che mai come ora sarei potenzialmente in grado di passare i fine settimana privandomi dei circences spiccatamente maschili preferendoli a salutari weekend neoromantic tipo fare trekking sulle scogliere battute dal vento e poi piazzare una tenda e poi chiudersi dentro e poi scopare come ostrogoti e poi tornare in campagna e poi accendere il camino e poi le castagne e poi rifare gli ostrogoti e poi e poi e poi. E poi.

Badate. Questo non è un annuncio matrimoniale. Solo che dovevo pur riprendere a scrivere qualcosa e caso volle che dicessi ste quattro cazzate dandomi peraltro l’occasione, non da poco, di dire "appropinqua".
Ciò nonostante, non vorrei arrivare a ridurmi così.

Suggest(ioni) di settembre

finita

Effetti indesiderati

Il treno era appena arrivato e già le banchine erano piene di gente che usciva a frotte dai vagoni. Loro, vestiti con giacche di pelle, ci vennero incontro e ci superarono senza voltarsi indietro. Non potevamo sbagliarci. Cominciammo a seguirli nei meandri della stazione. Dopo alcuni minuti avevamo raggiunto un’ala deserta, binari vuoti e oscurità. Il rumore dei nostri passi alle spalle li fece voltare e fu allora che capirono.
Cominciarono a correre cercando un nascondiglio. Quando arrivammo in un corridoio cieco avevamo quasi perso la speranza di acciuffarli e cominciammo a parlare di quanto eravamo stati stronzi a lasciarceli sfuggire così, siamo stati dei polli mi ripeteva. Loro non riuscirono a trattenersi dal commentare le nostre parole, lo fecero sottovoce, ma non bastò a evitare che nel silenzio del luogo anche quelle parole bisbigliate arrivassero alle nostre orecchie sensibili da killer. Ci sporgemmo un pò su un balcone in cemento che affacciava su un altro tratto di binari e li vedemmo. Erano lì. Si erano rannicchiati su pochi centimetri di spazio, invisibili se non fosse stato per il loro stupido vociare, affacciati al vuoto sotto di loro. Quando gli puntammo contro le armi capirono di essere giunti alla fine. Dopo aver fatto fuori il primo, l’altro cominciò a urlare di farla finita. Scaricammo i caricatori anche sul secondo. I corpi caddero molto lentamente, senza nessun rumore d’impatto.

Gli spari attirarono l’attenzione della gente che cominciò ad accorrere nella nostra direzione. Da una porticina si affacciò un buffo signore che si toglieva dalla faccia una maschera di cerone bianco. Ci guardò senza dir nulla, passandosi la spugna sul volto truccato. Mentre salivamo le scale verso l’uscita dissi al mio complice che se non avessi fatto il killer mi sarebbe piaciuto fare l’attore nella vita.
Con un piccolo segnale inviato da un telecomando la macchina si diresse verso di noi, fermandosi esattamente davanti e aprendo due grandi sportelli su cui campeggiava il simbolo della Apple. Non immaginavo che ora facessero anche auto. Era piena di optional. Mi piacque molto la capacità del sedile di adeguarsi alle dimensioni del passeggero. Avevamo fretta, dovevamo terminare la nostra missione e soprattutto andare via subito di lì. Fu ad un passaggio a livello che gli dissi che io non me la sentivo di proseguire. Non ce la facevo a sopportare di sparare ancora, alla fine ero nel giro da poco e non avevo le giuste motivazioni. Senza batter ciglio il mio compare mi fece scendere in piena campagna e sgommò via chiedendomi il silenzio, almeno per ora.

Mi incamminai alla ricerca di un posto familiare ma il peso che avvertivo in tasca mi frenava i passi. Tirai fuori la pistola che avevo appena utilizzato e la smontai, deciso a disfarmene al più presto. In un vecchio mobile che si trovava fra gli alberi trovai una di quelle vecchie custodie per compassi, deciso a utilizzarla per nascondere l’arma ma nel sottobosco un fruscìo attirò la mia attenzione. Un serpente verde smeraldo si frapponeva fra me e il luogo destinato a occultare le prove. Con un bastone cominciai a colpire l’animale e solo quando fui sicuro di averlo ucciso mi avvicinai cercando di scoprire se fosse velenoso. Con mia sorpresa dalle fauci spuntò fuori un’etichetta che diceva Made in China, e mi fece rendere conto che in realtà si trattava di un innocuo pupazzo in peluche.

Adesso ditemi: possibile che 400 mg di amoxicillina unita alla visione di Romanzo Criminale possa scatenarmi sto pandemonio notturno?

trentotto

Mio padre a trentotto anni aveva un paio di figli.

Io oggi ho festeggiato con un paio di canne.

E il primo che dice bamboccione lo prendo a ginocchiate in bocca.

Per la precisione

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Poseidonie

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Avevo lasciato quei due da soli a parlare, non so di cosa. Forse di calcio.
Lui troppo pigro per provarci, lei dalla postura ancora abbastanza sulle sue.
Faceva troppo caldo per stare sdraiati a leggere e poi mi avrebbero distratto con qualche domanda dalle prime pagine di Millennium.
Così sono arrivato in fondo alla baietta. Sulla sabbia orme di lucertole, scarabei e di qualche passero. E tanta plastica.
Le mareggiate invernali hanno accumulato contenitori di tutti i tipi gettati dalle navi e grossi mucchi di poseidonia che comincia già a marcire. Ho letto che da qualche parte ci fanno un ottimo concime con la poseidonia, così puliscono i litorali e i pomodori vengono su una bellezza.
Io ci ho fatto la barba.
Poi mi ha raggiunto E*. Mi ha detto gli mettiamo le lacrime di polistirolo? Ho detto sì mettiamocele, ma in realtà non volevo che piangesse. Poi lei ha preso un grosso tronco sbiancato dal sale e lo ha piantato ritto nella sabbia. Voleva portarlo a casa e dipingerlo di blu, ma mica ci entra in macchina le ho detto.
Quando siamo andati via il mare già si stava riprendendo la barba di alghe.

Promemoria (per un domani migliore)

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  • la consistenza di un foglio di carta cambia se sottoposto ad adeguata pressione, provocando un divertente arricciamento della cellulosa e dando vita a vortici e spirali (evitare di osservarle per più di 10 secondi, pena ipnosi indotta);


  • il bordo in gomma della suola delle Clarks in alcune condizioni si presenta appiccicoso e oppone una debole resistenza alla divaricazione del piede. Può costituire un ottimo esercizio per la mobilità della caviglia;


  • la suzione della stanghetta degli occhiali può sublimare la voglia di fumare e, in alcuni casi, di cibo. Un’opportuna capacità di concentrazione dona gusto liquirizia;


  • una mosca nell’emisfero boreale può volare per 30 minuti sotto un neon da 50 watt  previlegiando un moto antiorario. Da cui consegue che: è probabile che a Melbourne le mosche girino secondo un senso orario, ma si attendono conferme; la merda, seppur sgradevole, tuttavia dev’essere assai energetica;


  • inclinando secondo un angolo specifico una penna a sfera è possibile creare delle pozzette di inchiostro. Piegando opportunamente la zona in cui si trovano questi depositi di china è possibile ottenere degli improvvisati test di Rorschach*;


  • l’accoppiamento dei piccioni dura 3-4 secondi; 


  • il suono espresso in decibel di una contemporanea e fragorosa risata ruffiana di 9 persone è sufficiente a coprire la parola "vai a cagare", se pronunciata in fretta.


  • girando su una sedia con le braccia aperte il movimento rallenta, mentre può accelerare ritraendo le braccia al petto**;



Oggi, riunione.

*l’apparizione di pipistrelli e teschi NON è sintomatico di disturbi bipolari

** si consiglia di eseguire analoghi esperimenti sulla gravitazione universale solo DOPO la conclusione di una riunione di lavoro.

che fa, dottor pitecantropo, la giostra medievale?

Er cilieggio e lo scimmione

Terzo post in 24 ore.
Giornata decisamente complusiva.

Un tale giorno, un povero arberello,
che aveva da soffrì pè freddo e fama,
se mise a chiede ajuto, a fà un macello:
-Nessuno me se pija, nessuno m’ama!

Me basta poco: un bacio, nà carezza
e quando poi verrà la mia stagione,
ve carico de frutta e de dolcezza,
ve ricompenzerò pè l’attenzione!-

‘Na scimmia che passava lì pè caso,
se mosse, attratta dar grido de dolore.
-Ce penso io -je disse- te metto dentro ar vaso
e te prometto sole, acqua e amore!

E quanno venne infine primavera,
la pianta secca mantenne la parola:
cacciò le bacche rosse ed una sera
se presentò ar primate sola sola.

Ma ecco che proprio dar cilieggio
la scimmia se sentì chiamare forte:
-Tesoro mio, ma questo è un sacrileggio,
si tu me magni me darai la morte!

Anvedi chi sse sente- rispose lo scimmione,
-mò pure l’alberi se ponno lamentà!
Falla finita che in questa situazione
io t’ho sfamata, e devo pur magnà!

Ma che t’ho fatto io -je disse quella,-
cò tutta l’artra robba che c’è in giro
te magni mè, che sono la più bella
e me fai tanto male, me stai a levà er respiro!

-Ma senti chi mme parla de dolore-,
je fece quell’abbozzo de cristiano
-si tu nun me scambiavi fame e amore
nun ce staresti mò in questo pantano.

E la morale de sta storiaccia infame
è che si nun voi essere magnato
basta soltanto nun avecce fame.

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