il pitecantropo

Ecco cosa succede a perdere il treno dell'evoluzione

Archivio per il tag “vengo via con me”

In ordine alfabetico…

…e disordine esistenziale.

A. come amici.
Che attualmente è quello che più mi manca e a nulla valgono i succedanei che condividono con me gli ambienti protodomestici dell’ostello in cui ancora mi trovo per evitare i rigori notturni e gli assalti delle volpi (ve lo giuro. Di notte scorrazzano in città con aria tronfia. Le più furbe arrivano a chiederti anche gli zecchini d’oro da seminare nel campo dei miracoli). Per il resto ho avuto davvero poche occasioni di poter avere un dialogo decente con la qualunque.

B. come bidet.
Lo so, è un luogo comune. Come la pioggia, la nebbia e il the alle cinque. Ma è vero. D’altronde è per questo che uno dei popoli più sanguinari della storia ha conquistato il mondo.
Avete idea di quanto mentalmente si possa essere liberi eliminando il bidet? Si va al cesso, si fa quel che si deve e via. Fuori. A ricominciare. E’ così, con questa poca attenzione ad un trascurabile dettaglio, che hanno trovato il tempo di prendersi l’India, l’Australia, il nord America e un quarto continente a loro scelta.
E mentre noi ci deliziavamo fra regni di porcellana ed essenze setose, alla perfida Albione bastava poco più di un cespuglio. Lavarsi il culo non rientrava nella missione civilizzatrice di un protestantesimo coliforme e fecale. Pragmatismo e tarzanelli a braccetto per dare lustro alla corona.

C. come cucina.
Perché in fondo è per quello che sono qui. Una responsabilità che condivido con i ruffiani che in Italia mi ripetevano di apprezzare quel che gli preparavo. E io, che fra ingenuità e presunzione è una bella lotta, giù a dargli credito. Vai a scoprire, bello mio, che, eccettuati alcuni tratturi dalle parti del Borneo e la Salerno-Reggio Calabria, la cucina è uno dei posti più pericolosi e stressanti del pianeta.
Nel mio girovagare –ancora senza meta- ho apprezzato oneste cucine inglesi, discreti fornelli argentini e fantasiosi spadellatori spagnoli.
Poi, ho conosciuto l’abominio.
Voglio dire, io non ho nulla contro questi ristoranti che te lo dicono chiaramente, fin dall’insegna fuori al locale: cucina italiana. E uno a prima botta può anche pensare che cazzo vuoi vedere che abbiamo ancora qualcosa di buono da dire? Solo che basterebbe per lo meno rispettare alcuni canoni: non so, lo vogliamo evitare il burro nella pasta (precotta) ai frutti di mare (surgelati)? Lo vogliamo dire che la carbonara si fa con le uova e non con la panna? Mi spiegate il concetto di pancetta affumicata a cubetti in un riso (precotto) con le cappesante (surgelate)?
Lo ripeto, io non ho niente contro chi si nutre di questi composti organici, dimostrando di apprezzarne gusto e profumo. Solo credo che il nostro paese stia ricorrendo all’uso della forza in Afghanistan per motivi molto meno opportuni rispetto a quello di portare una volta per tutte la parola FINE alla sodomia che si perpetra quotidianamente ai danni della nostra religione enogastronomica. Poi però penso anche che se la cucina è espressione della cultura popolare, allora forse tutto sto schifo è solo lo specchio della merda che siamo diventati.

The penis on the table

Ma passiamo a cose serie. La lingua.

Io ti ricordo ancora, signorina dell'inglese dei magnifici anni settanta, che allora mi sembravi vecchia e quindi forse ora sei morta. Tu ci chiamavi alla lavagna a farci scrivere la data e il giorno. Io ero stato malato e avevo saltato la lezione in cui tu spiegasti i giorni della settimana, e quando tornai a scuola tu mi chiamasti alla lavagna a me proprio a me per farmi scrivere che giorno era. E quel giorno lì era un martedi o un giovedi ne son sicuro. Perchè era thursday o tuersday e io sin da un remoto giorno dei fantastici anni settanta non ho mai capito che cazzo di differenza c'è fra thursday o tuersday. Differenza fonetica soprattutto. Che è come se noi dicessimo martedì e martadì. E io ti ho pensata, signorina dell'inglese che forse sei morta, ti ho pensata tanto tanto quando l'altro giorno al telefono il mio potenziale futuro eventuale ma ormai credo poco probabile padrone mi ha detto: well, can you call me… (e fin qua -cazzo- c'ero. Avevo eustachio e la sua tuba conficcata dentro quel cazzo di altoparlante in una fusione uomo-macchina di scuola gigeriana. Stavo capendo tutto nonostante il discorso avvenisse con un uomo che ha una dentatura tirata a casaccio da un lanciatore di dadi ubriaco e quindi la differenza fra dentali e gutturali aspirate si misuri in sputazzate).
well, can you call me…tsdei?
Io volevo dirgli: –Tsdei cosa, signor potenziale padrone. tsdei quando. de dei after mondei or de dei bifor fraidei?
No dimmi, perchè io quel giorno lì ero malato e sai come vanno le cose in questo senso. A quell'età poi è come l'imprinting alle papere, che se appena nasce gli fai vedere uno sciapode quella poi crede di essere uno sciapode e hai voglia a convincerla che no, che lei è nata paperina che cosa ci vuoi far.
Allora me la gioco col 50 e 50. Lo chiamo giovedì. Poi, dovessi aver sbagliato, oh boss sorri bat ai was sic. laic det dei ov meni iars agò.

E siccome le pestilenze non vengono mai da sole, (ma qua la signorina degli anni settanta che forse è morta non c'entra), -MUSICHETTA- ecco l'amica dislessia su base paranoide che ogni qual buon vento mi riaffiora come rondini a primavera.
Ok. Ho sempre avuto enormi difficoltà a discernere in tempi ragionevoli i fonemi kitchen e chicken. Che cazzo ci posso fare, mi confondo.
Ma pensateci: sono molto simili. Chìccen e cìcchen.
Guardateli. Vero che sembrano uguali uguali? Solo un lieve scivolamento di nostra sorella mutina (all'asilo il disegno della h era una mutina, raffigurata come una fata con tanto di bacchetta magica ma con lo sguardo basso perchè appunto muta. La d era un dado. La e un'elica. La z zebra o zoccolo. La k l'hanno inventata insieme ai cellulari. Chissà che c'è negli asili per la k. Da ciò si inferiscono tante cose nella vita di una persona come appunto quella di andare a fare il cuoco a londra a 40 anni).

Dicevamo: basta un niente per far cambiare per sempre il senso ad una frase e probabilmente anche ad un'esistenza.
Ad esempio ora fate il caso che qualcuno si rivolga a voi con un coltello in mano dicendovi: e quanta gente c'è nel pollo?
Di quanto tempo avete bisogno prima di arrivare alla conclusione che la persona di fronte a voi in realtà non soffre di turbe psichiche con manifestazioni di  para-sodomia avicola?
Menomale che domani vado a provare in un ristorante italliano và, e male che vada ci mangiamo due macaroni al salami e pomodori napoletana.
Dezz'ammore.

London calling

Pare di sì.
Pare proprio che sia andata.
O meglio, nulla di nero su bianco, chè alla fine poi sta tutto lì. Almeno per noi abituati a illuderci per difetto.
Comunque sono sul trampolino, con le dita dei piedi affacciate sul vuoto e i calcagni che ancora cercano di confondermi i sensi trasmettendomi i vantaggi di una verticalità geneticamente rassicurante. Ma è troppo tardi, ho già guardato di sotto e stranamente mi piace. Aspetto solo che le prime luci dell'alba sgombrino definitivamente le vagonate di ripensamenti dell'ultim'ora e poi io sto lì. Per quanto non lo so, ma ci sarò. Cosa farò esattamente neanche questo so, ma lo farò. Dove vivrò lo ignoro, ma vivrò.
Da domani è Londra.

p.s.: nell'attesa ho fatto un paio di giorni a Bologna e…ecco per smontare un pò l'atmosfera transitoria del post ci tenevo a dire che quella città ha sempre il suo porco perchè e che se un giorno, domani, chissà, ecco anche Bologna sarebbe un bel posto dove sbatterci il culo.

I am here

Ma se vi dico che questo post lo sto mandando dall'apple store di covent garden che ha davvero poco di utile al mio tentativo di trovare un lavoro ma forse una donna si' e che io da qui non me ne andrei piu' perche' forse ci sono le donne piu' belle del mondo e domani mattina ho una prova in cucina che non vuol dire niente ma mai nessuno prima mi aveva dato in cosi' breve tempo possibilita' cosi' concrete di rendere concreto un sogno cha sia pure stupido e immaturo ma respirare colori e vedere profumi mai soltanto immaginati io questa cosa qui la rispetto molto ed e' con molto rispetto che voglio trattare la mia storia passata ed e' con molto rispetto che voglio affrontare quella presente ma l'unica cosa che chiedo e' di poterlo fare cosi'. quasi senza respiro.

Istantanea* ad un passo dal nulla

draw1

*in realtà ora ho la barba, ma ho preferito ometterla per un superbo atto di circonvenzione anagrafica.

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