il pitecantropo

Ecco cosa succede a perdere il treno dell'evoluzione

Archivi per il mese di “febbraio, 2009”

Seconda chanche

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Diciamo che il fatto di aver cambiato sistema operativo in realtà centra assai poco, anche se una qualche implicazione evoluzionistica la si potrebbe anche rintracciare. In realtà, la cosa è nata giorni fa in libreria sfogliando assai di fretta uno dei tanti libri che ultimamente sono messi in bella mostra per narrare delle straordinarie vicende di un giovane tutto casa e chiesa che un bel giorno parte per non sa neanche lui dove e torna indietro con un mattoncino di scienza dalle conseguenze inimmaginabili per il buon vecchio mondo occidentale. Il giovanotto si chiamava Charles Darwin e in questi giorni si è celebrato, forse troppo sotto tono, il bicentenario della nascita. Non sia mai che Benny s’incazza.

 

 

-Sono migliaia, professore. Centinaia di migliaia.

-Si spieghi meglio!…mi sente?…si spieghi le dico!

La voce arrivava confusa e gracchiante dall’altro capo dell’encelofono. Inutile, per quanti progressi avessero fatto negli ultimi anni, bastava ancora una stupida tempesta magnetica a intralciare le onde cerebrali che viaggiavano veloci lungo i ponti di connessione spinale.

L’unica soluzione a quel punto era andare di persona a vedere cosa diavolo stava succedendo.

Sapeva bene che il tragitto che lo avrebbe portato a destinazione sarebbe stato abbastanza lungo da non impedirgli di chiudere le pesanti palpebre e mettersi a pensare alla sua vita.

Forse tutto si sarebbe risolto in un nulla di fatto, un altro falso allarme come già altre volte ce n’erano stati. Tuttavia dalle fibre più interne del suo corpo ormai consumato dagli anni, dalle più profonde pieghe del suo cervello, dalle impercettibili scariche neuronali che da giorni ormai gli allertavano i sensi, capiva che questa volta non si trattava di un falso allarme.

Se così fosse stato, e lui ormai non aveva ragione di dubitarne, il suo nome forse sarebbe stato ricordato per tutte le generazioni successive, il suo psicologramma avrebbe accolto le generazioni di studenti che popolavano i campi di apprendimento genetico e sicuramente il suo DNA sarebbe stato criogenizzato nei Templi, come una reliquia.

Aveva studiato tutta la vita nel caso in cui si fosse presentata l’occasione che ora si trovava solo a poche ore dai suoi occhi. In quei pochi attimi che lo separavano dalla più grande scoperta paleontologica di tutti i tempi gli fu quindi estremamente naturale ricordare le parole che vide scolpite il primo giorno che arrivò all’università: PERCHE’ NON ACCADA MAI PIU’; gli fu facile rivedersi con l’animo stupefatto di fronte alle immense neuroteche in cui era contenuto tutto il sapere del mondo, tutta la conoscenza che affondava le sue origini nella notte più buia della sua specie.

Il paesaggio brullo e vicino che affiorava fra gli squarci di polvere lo riportò bruscamente al presente. Ora, una volta giunto a destinazione, avrebbe trovato una folla immensa ad attenderlo, ma lui sapeva benissimo che nel momento più importante sarebbe stato solo.

L’area era solo lontanamente simile a come se l’era immaginata.

L’enorme struttura si era conservata quasi perfettamente a dispetto delle pressioni cronotelluriche a cui era stata sottoposta per milioni di anni. Dai cristalli in carbonio si potevano osservare i corpi perfettamente conservati, allineati e pronti a riprendere vita se tutte le procedure fossero state rispettate.

Il suo aiutante lo raggiunse immediatamente, come previsto.

-Professore, aspettano solo lei.

Il tempo non era dalla sua parte, occorreva agire in fretta prima che i biocircuiti innescati dalle reazioni fotosensibili riattivassero le funzioni vitali di quei corpi inerti.

-Siamo stati troppo a lungo assenti da questo pianeta…

Attese un attimo prima di modulare bene la voce per quell’evento epocale. Miliardi di occhi in questo momento erano posati su di lui attraverso i neurotrasmettitori. Poi continuò.

-…per centinaia di milioni di anni la nostra specie si è estinta, è scomparsa, ridotta da eventi catastrofici a una fugace apparizione. Solo alcuni di noi hanno occupato nicchie ecologiche secondarie, lottando per milioni di anni col solo scopo di non far scomparire la nostra coscienza, di rivendicare il nostro diritto a dominare la natura. Per secoli abbiamo accettato di vivere nell’ombra, abbiamo raffreddato il nostro sangue rintanandoci fra le rocce, vivendo sottoterra. Abbiamo fatto tutto questo sapendo che prima o poi saremmo tornati a riprendere il posto che da sempre è stato nostro. Siamo sopravvissuti al tempo e siamo riusciti a tornare in vita nonostante una delle specie più stupide che abbiano mai avuto la possibilità di riprodursi nei milioni di anni in cui noi non c’eravamo ha ridotto i nostri avi a fenomeni da baraccone…

Il segnale che aspettava comparve sul suo oloschermo al momento giusto del discorso più importante di tutta la sua vita: l’analisi del DNA confermava che i corpi ritrovati appartenevano senza nessun dubbio a homo sapiens sapiens.

Sapientemente, mantenne il silenzio per pochi secondi.

Il tempo necessario per creare la giusta suspence e permettere ai tecnici di piazzare le cariche a frammentazione molecolare, dopodichè dette il segnale e abbassando con forza l’enorme coda squamosa gridò:- PERCHE’ NON ACCADA MAI PIU’! Il rumore dell’esplosione arrivò dopo pochi secondi.

 

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Sweet home Cupertino

Una serie di straordinari eventi mi ha consentito di portare a casa un gioiellino con la mela a un prezzo vergognosamente basso. Ringrazio mr Gates per il lavoro fin qui svolto e forse da oggi potrò aprire una pagina senza attendere tempi biblici e riprendere a scrivere sul blog come tutti i cristiani.

Non prendiamoci in giro

Non prendiamoci in giro. Come ha ripetuto spesso anche suo padre, Eluana era morta diciassette anni fa.
Si può discutere finchè si vuole su cosa è vita e cosa è morte. Per me stare per diciassette anni su un letto attaccati a un sondino NON è vita. Non sarà morte nel senso biologico del termine, ma definirla vita è una cosa che può fare solo la beceraggine di una religione ipocrita che troppo spesso specula sul dolore.
Ora, visto e considerato che questo miserabile paese somiglia sempre di più all’Uganda, e lo dico senza offesa alcuna per gli sciacalli e le altre bestie tanatofaghe che almeno lì sono soggette alla dura legge della sopravvivenza e agiscono senza un elettorato da rappresentare; prevedendo che il dibattito sul testamento biologico si impantanerà nuovamente causa intralci con piccolo staterello rifugio di pedofili e paranazistoidi; e visto che non ci tengo a farmi difendere da pseudo-golpisti in erba o da qualche politico scappato da un lombrosario, allora dichiaro fin d’ora che se dovessi trovarmi nelle condizioni di non poter più vivere una vita degna, allora che mi si agevoli il saluto. E visto che la pellaccia è la mia, desidererei andarmene con una bella overdose di ero, quella bella ero primi anni ’70 sparata in vena mentre suonano le quattro note di Shine on you crazy diamond  tirata su al massimo. E tanto basta.

Sogni e sintomi

che i sogni siano sintomi
che i sogni siano segni

CSI Sogni e sintomi


E ad un certo punto da qualche zona ipotalamica ammassi di memorie si interfacciano in circonvoluzioni senza uscita, si scambiano messaggi elettrochimici, penetrano nelle aree più profonde dell’io e infine risalgono nei territori della coscienza portandosi appresso desideri e paure come alghe in una rete scesa troppo in profondità. E ti condizionano il respiro, perchè ti chiedi da dove siano usciti fuori, e perchè ora, e se hanno davvero un significato o non siano un tentantivo precosciente di esprimere un dissesto dell’anima su cui troppo frettolosamente hai tirato su il tuo castello di carta. E ti costringono a fare i conti con un passato cristallizzato dove hai racchiuso le tue paure e i tuoi fallimenti, e sai benissimo che basterebbe un soffio d’alito a liberare tutto, nuovamente. E non serviranno più le corazze di latta, e sarà inutile schierare le armate in lunga fila, chè non c’è più nulla da difendere, nessun territorio fertile per cui versare il sangue, inutili i sacrifici per divinità distratte o assenti. E allora farai come Quixote, correrai col tuo destriero zoppo contro le braccia enormi di quei giganti, ma fallo bendato per dio, folle come Orlando, chè solo con gli occhi chiusi non vedrai che neanche i mulini ci sono più a pararti i colpi, e quando ti leverai la benda dagli occhi, quando la luce ti invaderà di nuovo l’iride, ti accorgerai che era solo un sogno. E non ti resterà allora che sederti all’ombra di un alto albero a cui invidierai le profonde radici, e con le mani tremanti strapperai due fili d’erba per intrecciare un anello, organicamente deperibile come la materia dei tuoi sogni. E lì, sotto l’ombra di un albero, ti addormenterai, come un animale nel tempo di morire, sperando di incontrare nel sogno imminente il dito giusto che combaci perfettamente col diametro del tuo anello di fili d’erba e con la deperibilità del tuo amore.

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